La notte scorsa ho avuto un sogno. Non so a Voi, ma a me il sogno – il sogno che poi la mattina si riesce a ricordare – si realizza dopo quella che Eduardo De Filippo chiama «’a nuttata», cioè una notte di quelle quasi insonni, travagliate, quelle – insomma – che seguono una di quelle giornate dove hai dovuto scontrarti con la dura realtà e i proble-mi creati dalla cocciutaggine, dalla incomprensione, dalla mancanza di collaborazione di tante, troppe persone. Ahimè, nel mio destino vi sono tante, ormai, di queste «nuttate». Dicevo: ho sognato, e il sogno me lo sono ricordato, essendomi svegliato di soprassalto. Ve lo racconto, anche se è un poco cerebrale.
Mi sono apparsi in sogno due personaggi, due ragazze (bellissime entrambe, a prima vista), che si sono qualificate l’una come l’Apparenza, l’altra come la Sostanza. Hanno cominciato a dialogare fra di loro, in un’alternanza di argomentazioni che apparivano suadenti e ricche di spunti.
- App.: Mia cara, al giorno d’oggi, dato che il mondo globalizzato esige una imme-diatezza di risposte, bisogna muoversi, decidendo subito dove ti dovrai collocare. Devi apparire, mettere in bella mostra quello che hai; il vestito deve essere vistoso, ricco di colori, e coprire quel brutto corpo che ti ritrovi. Se hai un difetto sul volto, che so…una cicatrice, devi nasconderla sotto una ciocca di capelli, oppure riem-pirla di fondo-tinta, in modo che non ci si accorga che la cicatrice c’è, con tutta la sua bruttezza. Devi apparire, dare una immagine di te splendida, in modo che ti vengano a cercare, e poi…
- Sos.: Non ti seguo, proprio non ti seguo. La mia realtà è diversa. In fondo, sono ben fatta, e le mie piacevoli sembianze non ho necessità di metterle in mostra, esse appaiono naturalmente. Da parte mia, poi, ho anche la verificata convinzione di essere intelligente, di avere qualcosa da dare a chi mi cerca; e so che le mie qualità prima o poi verranno apprezzate.
Il dialogo fra le due fanciulle non è proseguito...perché mi sono svegliato; e poiché la «nuttata» non era passata, mi sono ritrovato a pensare, guarda caso, ai casi nostri.
Il sogno (che come tutti i sogni va interpretato) aveva un fondamento di verità. Il mondo dell’economia è davvero globalizzato e la rete (cioè internet), con tutte le sue immense potenzialità, accanto alle cose importanti che ti devi comunque cercare, ti offre anche una serie di ammiccanti proposte che sono quasi sempre soltanto sciocchezze senza consi-stenza, se non peggio. È dato a noi cogliere la differenza e comportarci al meglio: certo, il «passaparola» può aiutare, ma spesso non basta. Internet ha anche indotto il mondo economico, e di riflesso i governi, a «liberalizzare», riducendo i margini di manovra di chi si trovava in una posizione di privilegio: il mondo delle libere professioni e quello dei mestieri «ingessati» lo stanno scoprendo dopo i provvedimenti del ministro Bersani. È necessario considerare che oggi, tutti, nessuno escluso, sono costretti a fare i conti con la «concorrenza», che non sempre è lineare e trasparente, ma talvolta (forse il più delle volte) è «sporca», se non addirittura scorretta……e gioca duro.
Occorre che da parte nostra – mi son detto dopo questa riflessione indotta dallo strano sogno – che l’ottico optometrista si offra sul mercato certamente con i migliori abiti che può indossare, ma soprattutto con la convinzione di potere offrire un servizio di alto profilo che sia riconoscibile ed apprezzato. E non è vero che la legge consenta ogni più disinvolto approccio ai messaggi pubblicitari; la pubblicità che è consentita è quella informativa (che cosa sia lo spiegano le rubriche apposite della nostra Rivista, che esorto a leggere attentamente), che deve essere comunque trasparente e veritiera. Trasparente come l’abito della Sostanza, e non come al contrario coprente come le sete, gli orpelli e gli artifizi che rivestono l’Apparenza.
Giulio Velati
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